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#ZittieBuoni: Il basilico al sole sopra un balcone brucia!

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Ore 20 é il momento del TG. Da quando lo subivo, ad ora che è diventata un’abitudine son passati quasi 30 anni e di eventi che hanno scosso, o comunque mobilitato, l’opinione pubblica se ne son susseguiti. Referendum, elezioni, guerre, scandali, malattie, assassini.

Più che alla notizia, spesso la mia attenzione era rivolta a quella parte del servizio in cui si intervistavano i passanti. E credetemi che non è la stessa cosa di vedere il cartello uno, due o 20 spiegato da Nandro Pagnoncelli o Alessandra Ghisleri. Vedevi l’uomo o la donna come te, con la busta della spesa in mano, che esprimeva il suo parere. Pilotato o no, era tutto un altro trasporto. La rete pubblica, i canali di mister B, poi le pay TV, per molto tempo hanno dosato i pareri in base alla linea editoriale e ai veti dei finanziatori, ma facevano sempre rientrare la voce fuori dal coro a metà servizio. Nel sistema a panino le fette di pane erano sempre quelle buone, le migliori! Nel riempimento si osava mischiare qualche elemento acidulo, per poi essere ben coperto da tutti gli altri sapori. Ah quanto mi manca quella nota di acidità in queste edizioni straordinarie del TG del Giusto.

Il dibattito è sulle chiusure: ed eccoti montati i servizi con gli arcobaleni disegnati ovunque e tanti condomini cantanti “come basilico al sole sopra un balcone italiano” (e mi pare che abbiano fatto proprio la fine della povera pianta appassita). 

Il dibattito è sui vaccini? ed eccoti il servizio con l’ago nel braccio dell’anziano W. Sheakspear (nome a caso), del professore, dell’infermiere, del calciatore e, perché no, pure del cantante e del muratore.
La punta acida che fan finta di mettere nel panino è tutt’altro che espressione di diversità e di voce fuori dal coro. É ben altro che il bilanciamento dei sapori! Altroché. É sabbia negli occhi a chi vuole credere che c’è dibattito e pluralismo oggi nel mainstream.
La punta acida, oggi, è rappresentata dalla coppia veneta che ad inizio pandemia si è imbarcata per trovare la fine della terra piatta. É la donna alla quale rimane attaccata la calamita sul braccio nel punto in cui ha ricevuto l’inoculazione. È l’eroina della Chivasso negazionista che piscia (urina mi sembra troppo delicato ripensando al personaggio) in mezzo ai suoi “seguaci” in segno di protesta.
È, questa, espressione di pluralismo e diversità? A me sembra tanto una volontaria e responsabile banalizzazione della diversità stessa. Tutto a discapito della tolleranza. Eh si perché, da che mondo e mondo, l’essere umano tira fuori questa capacità con gran difficoltà, figuriamoci quando le convinzioni altrui vengono sintetizzate in un “sono quattro scappati di casa che ledono la tua libertà e metteno in pericolo te e i tuoi cari”. Si, perché se dovessi riassumere un anno di titoli e servizi, questo ho capito, anzi questo mi hanno detto, di chi ha dei dubbi sulla verità unica che ci viene imposta. 

Tante persone intorno a me sono vaccinate o in attesa del loro turno. Ho chiesto loro se fossero preoccupati, prima, indolenziti, dopo. Qualcuno ha manifestato gran gioia e senso di liberazione e speranza. Ho espresso la mia soddisfazione per questo effetto benefico ricevuto. Mi hanno chiesto: e tu quando? Ho risposto: per ora non siamo nella mia fascia, Non intendo fare la fila dalle 4 di mattina per accaparrarmi (a suon di liste, liti e, addirittura, forze dell’ordine) una dose avanzata. Ma non sono sicura di volerlo fare in futuro (la maleducata che scrive ora è proprio la peggiore). Ho esposto le mie motivazioni e i miei dubbi (ma questa è un’altra storia).

Mi sarei aspettata le stesse domande che ho fatto io: come ti senti? Cosa pensi? Sei felice così? No! la domanda, che sa più di risposta, è stata sempre solo una: ma allora sei “No Vax”? No, non sono né no Vax, né terrapiattista, complottista e tanto meno mi sento un parassita che campa sulle spalle dei vaccinati. Uno, perché i vaccinati non si stanno immolando per me o per il bene comune. Ognuno si sta vaccinando per difendere se stesso e i propri cari. Due, perché la gente che vuole vaccinarsi è talmente tanta da far scattare l’istinto animale della sopravvivenza non appena esce il medico per dire che su una fila di 50 persone vi sono solo 6 avanzi. Tre, perché se io fossi davvero un pericolo pubblico mi costringerebbero a vaccinarmi così come per legge sono costretta a fermarmi al rosso o rispettare tanti altri divieti per non ledere l’incolumità mia ed altrui.

Quattro, perché se io fossi così tanto incosciente, irresponsabile ed incurante della mia stessa vita e dei danni che potrei causare al Sistema Sanitrio, qualcuno mi obbligherebbe così come sono obbligata a mettere la cintura o il casco. Avete mai riflettuto sull’utilità pubblica di questi due oggetti? Nessuna. Quella personale e sanitaria? Salvavita per noi, risparmio per il Sistema Sanitario, quindi obbligatori.

Ma io non sono solo “diversa da loro”, dai miei amici vaccinati. No, io ormai sono “Fuori di Testa”, addirittura negazionista (che poi io non nego proprio nulla, ma questo ormai non interessa più a nessuno). Anche io li vedo diversi da me: non perché si son vaccinati, è giusto che l’abbiano fatto se è quel che vogliono, ma perché incattiviti e intolleranti.

Non accettano questa mia diversità, ma ve li vorrei far vedere indignati per la povera Aurora dei The Jackal, bistrattata da uno di quelli che prende la marcatura a uomo tanto seriamente da non poter accettare una donna nel calcio che conta per il solo scopo benefico!!! Non accettano questa mia diversità ma ve li vorrei far vedere tutti uguali a scriversi sulle mani #ddlzan. Non accettano questa mia diversità ma ve li vorrei far vedere a decantare i Maneskin campioni dell’Eurovision e scagliarsi contro i ‘rosiconi’ francesi.

I Maneskin. Quale più grande scoperta o bluff!? “Siamo fuori di testa ma diversi da loro”. Io non so se questi ragazzi sono veramente fuori di testa (ne avrei avuto conferma con una sniffata in eurovisione), non so se effettivamente coltivano diversità o, semplicemente, la comunicano e scimmiottano.

Non so nemmeno se i miti del rock si rivoltano nella tomba quando li sentono suonare.

In questo senso, però, devo dire che mi sembra alquanto sterile continuare ad assumere questo atteggiamento reverenziale tipico di alcuni ambienti musicali. E se fosse proprio questa una delle concause della morte di questi generi così tanto venerati. Se fosse il timore reverenziale a far allontanare dal rock?

Eppure, negli anni di maggior splendore, il rock era quanto di più diverso, e fuori dagli schemi, esistesse. Allora perché ora, nella nostalgia di quel rock intoccabile e inarrivabile, ci si riduce sempre a sperare che qualcuno sia il più simile e fedele possibile ai miti del genere?

Che ne dite? Qualsiasi cosa siano, bluff o diversità pura, li crocifiggiamo o possiamo tollerarli? E di me, di noi maleducate che ne faremo?

Spero che la weeklymix di questa settimana sappia suggerirci le risposte giuste!

#leMaleducate

WeekMix1

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