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#ZittieBuoni: Figli del 2x

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“Bro MaVeramenteStaiDicendo?” “è cert!” “Xkè?” “XKé è xfetto cs!”  “nnt di – ?” “si,cmq ti chiedo xdono” “x cs?” “x tutto, tnt 6 3mendo” “e xkè 6 ☹? Tvb 😡 :*”

siamoTuttifiglidel2x , noncipossocredere, Eppureèvero! L I B E R A T E   L E   P A R O L E E E E E E !!!!

Ma davvero non abbiamo più neanche il tempo di comunicare bene? chiaramente? Ci siamo ridotti a simboli, sincopi, parole spezzate? Da qualche settimana con gli aggiornamenti dei nostri cellulari si è automaticamente attivata su whatsapp una modalità di ascolto dei messaggi vocali che li velocizza a 1x, 1,5x, e a 2x. Parliamone, o forse no, non c’è tempo! C’è chi li benedice, velocizzare un audio di 10 minuti con la modalità 2x ti permette di recepire l’informazione. Ma siamo sicuri di riuscire a cogliere il senso? Non si rischia, forse, di perdere tante informazioni insite nel parlato come le pause, i sospiri, il tono. C’è chi li maledice, noi maleducate ad esempio, proprio perché si perde il valore aggiunto del vocale. Oltre al testo esso fornisce le emozioni, le intenzioni del messaggio e lascia spazio a meno fraintendentimenti. La verità è che non abbiamo più tempo, neanche per ascoltarci! Tempo per mangiare, tutto è veloce e già pronto, non abbiamo tempo per parlare, non abbiamo tempo per guardarci negli occhi, guardare un tramonto, oziare. Ed il problema è che davvero nessuno sa più farlo, sa stare in silenzio, sa stare con se stessi, sa stare a riposare, per qualcuno perfino dormire è tempo perso! Tempo perso? Ma perso per cosa? Per chi? Chi ci aspetta? Siamo per caso tutti chirurghi nel turno di reperibilità nel bel mezzo di un codice rosso?

Il tempo è un costrutto, un vissuto, molto soggettivo e sociale, è frutto di convenzioni: “Alle 13.00 si mangia”, “e se non ho fame a quell’ora?, ” “è presto”, “è tardi”, “è tempo di dormire”, eppure del tempo bisognerebbe apprezzare, oltre la convenzione dello scandire dei momenti, la sua qualità. Viviamo in un’epoca dove si corre sempre, ma dove andiamo? Pare che tutti abbiano la sindrome del Bianconiglio: s’è fatto tardi molto presto, “è tardi è tardi ormai”, su un appuntamento di domani. Per non parlare dei bambini, oggi ogni momento deve essere riempito da un’attività, beh tocca allenarsi, da grandi bisogna essere performanti e stare al passo con i tempi, con una società che è in accelerazione totale non per necessità ma per mantenere il ritmo, l’uomo di oggi corre contro il tempo, non per averne un guadagno sostanziale, ma per non restare indietro, per essere costantemente efficiente e all’altezza delle richieste da fronteggiare. Un robot programmato insomma. Il tempo è speso, non è utilizzato per guadagnare qualcosa: emozioni, informazioni. Ma stiamo correndo per raggiungere  cosa?! Che a correre così ci si perde il panorama! Ci si perde il senso della vita.

Tuttavia qualcuno c’è che ha cominciato l’elogio della lentezza, sta cambiando lo scenario della propria vita e del suo aspetto sociale e come sempre noi maleducate andiamo alla ricerca di ciò che è contro corrente, dalle vacanze rurali, lente, bucoliche, alle esperienze in cui il tempo diventa centrale, alle banche del tempo e/o ai progetti tipo “la terra a piene mani” dove, in cambio del proprio lavoro della terra, costruendo orti, i possidenti di terreno lasciano gratuitamente, in cambio di una parte della coltivazione e della manutenzione del suolo, le proprie terre.

Ricordo bene la prima volta che mi sono imbattuta, a Perugia e a Roma in quel cartello “Banca del Tempo”, e ricordo lo stupore di immaginare persone dentro circoli virtuosi in cui si baratta il proprio talento e il proprio tempo in cambio di un bisogno e la prima domanda fu: “figo! Ma come si attribuisce il valore al tempo?”. Lí compresi che ero completamente ormai calata nel linguaggio e nelle regole che il cassetto della parola “Banca” apriva, in maniera subliminale, nel mio cervello. Il messaggio non era più positivo, immaginavo qualcosa di losco, di iniquo, il capitalismo, lo sfruttamento e la corsa al danaro, ancora tempo e danaro. Anche a me è capitato di usufruire della banca del tempo e solo allora capii che il meccanismo invece è ben diverso, forse anche molto iniquo o se vogliamo allora perfettamente equo. Anche io oggi baratto un servizio che offro in cambio di qualcosa di cui ho bisogno e il valore può essere anche una visita medica in cambio di una stirata di panni o 2 ore di pulizie. Non hanno lo stesso valore? E chi lo dice? Per me le valgono tutte. Il valore è il tempo che guadagno, come desidero impegnare il mio tempo, cosa voglio cedere in cambio di qualcosa che mi pesa e desidero sceglierlo io. Spesso a prescindere dalla prestazione in sé, quello che fa la differenza  è quella relazione, quel gesto, che oltre che farti trovare i panni stirati ti fa trovare anche un’anima meno sgualcita. 

Allora, cari i nostri chirurghi nel turno di reperibilità durante il codice rosso, sapete che vi diciamo : il turno é finito! Rilassatevi in pace, che i tramonti persi non ve li restituirà nessuno!

#LeScostumate

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